Racconti di Natale

a cura di Carmine Treanni

Carlo Collodi, l’autore di Pinocchio, in La festa di Natale ci ricorda – attraverso la storia di Alberto, un bambino di sette anni – di prenderci cura di chi è meno fortunato nella vita.

Il premio Nobel per la Letteratura Grazia Deledda ci propone una storia commovente, Il Natale del consigliere, in cui un uomo torna a casa per Natale e ricorda un amore giovanile.

Guy de Maupassant ci narra in Racconto di Natale un miracolo avvenuto in una chiesa della Normandia e, poi, in Una cena di Natale di come due contadini possano nascondere il cadavere di un parente morto.

Natale sul Reno di Luigi Pirandello è la storia di chi è andato a studiare in Germania e non può non rimpiangere il Natale vissuto da ragazzo in Sicilia, con tutti i suoi rituali.

Infine, Matilde Serao, in Canituccia, ci racconta la storia di una piccola fioraia e del suo “amico” Ciccotto, un maialino che sarà condotto alla sua inesorabile fine.

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ISBN 978-88-6872-080-3 
Collana I Classici Cento Autori
Formato 12×18
Pagine 120

 Sei racconti, cinque grandi scrittori, un solo tema: il Natale. Storie di miseria, di solidarietà, di nostalgia, di miracoli che esprimono appieno una festa che si rinnova ogni anno nel segno della speranza. Prefazione e cura di Carmine Treanni.

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Carlo Collodi (vero nome Carlo Lorenzini, Firenze 1826 – 1890)
Primogenito di una numerosa famiglia, viene avviato agli studi ecclesiastici presso il Seminario di Val d’Elsa e poi dai Padri Scolopi di Firenze. Da mazziniano, partecipa alle rivolte risorgimentali del 1848-49. Negli anni Cinquanta, nel suo ruolo appunto di giornalista, descrive la realtà toscana cogliendone i lati spiritosi e bizzarri. Molto di questa esperienza lo influenzerà nello scrivere il suo capolavoro, Pinocchio. In questi anni comincia a scrivere i suoi primi romanzi Un romanzo in vapore e Da Firenze a Livorno, pubblicati intorno al 1856. Fondò in seguito il periodico Il Lampione quando Il Lampione dovette chiudere si dedicò al giornale Scaramuccia. Già avanti con gli anni, si dedica alla letteratura per l’infanzia. Inizia con la traduzione dei racconti delle fate di Perrault, per questa attività adotta il nome di Collodi che non è altro che il nome del paese originario della madre. Dopo Giannettino (1875) e Minuzzolo (1877) scrive il suo capolavoro Le avventure di Pinocchio, apparse per la prima volta sul Giornale dei bambini nel 1881 con il titolo La storia di un burattino. Qualche anno dopo, Le avventure di Pinocchio divennero un testo vendutissimo, un classico che oltrepassa i confini della letteratura per l’infanzia. L’opera è stata pubblicata in 187 edizioni e tradotta in 260 lingue o dialetti. Carlo Collodi muore, improvvisamente, il 26 ottobre 1890 a Firenze.

Matilde Serao (Patrasso, 1856 – Napoli, 1927)
Matilde Serao nacque il 7 marzo 1856 a Patrasso, in Grecia, dove il padre si era rifugiato nel 1848 per sfuggire alle repressioni dei Borbone. È stata la prima donna italiana ad aver fondato e diretto un quotidiano, «Il Mattino». La Serao iniziò giovanissima la carriera di giornalista, prima come redattrice del «Corriere del mattino» di Napoli, poi a Roma come redattrice del «Capitan Fracassa.» Nel 1885 sposò Eduardo Scarfoglio e, tornata a Napoli, per anni si occupò di una rubrica mondana del «Corriere di Napoli». Separatasi da Scarfoglio nel 1904, la Serao fondò, negli stessi anni, il «Giorno di Napoli» che diresse fino alla morte. Le sue doti giornalistiche emergono con forza nel reportage del 1884 dal titolo Il ventre di Napoli, dove in primo piano è l’attenzione per la gente povera e rassegnata dei quartieri fatiscenti e brulicanti della città. Tra i suoi più celebri scritti il romanzo Il paese di cuccagna del 1891 e un racconto Le virtù di Checchina (1884).
Matilde Serao morì a Napoli il 25 luglio 1927, al tavolo di lavoro, per un attacco cardiaco. Nel 1977 è stato pubblicato suo un romanzo inedito e incompiuto, L’ebbrezza, il servaggio e la morte, storia di un adulterio nella Roma tardo-d’annunziana.

Guy de Maupassant (1850-93)
È tra gli autori più significativi dell’Ottocento francese. La sua fu un’infanzia infelice e tutta la sua vita fu condizionata da una malattia ereditaria che lo torturò conducendolo alla follia e alla morte. Gustave Flaubert, amico di sua madre, lo avviò al mestiere di scrittore. Ottenne il suo primo successo con la novella Palla di sego, del 1880. Nel 1881 uscì il suo primo volume di novelle, seguito dalla serie dei romanzi, tra i quali ricordiamo Una vita (1883), Bel Ami (1885), Mont Oriol (1887), Pierre et Jean (1888), Il nostro cuore (1890). Ma è nelle novelle che egli dette il meglio di sé. La Francia di quel tempo emerge da questo quadro impietoso in modo angosciato e implacabile e lo stile si fa interprete di una forte esigenza di realismo coniugata con una sensibilità dolorosa.

Luigi Pirandello (Girgenti, 1867 – Roma, 1936)
Nasce il 28 giugno del 1867 a Girgenti, l’odierna Agrigento. Si iscrive alla Facoltà di Lettere, prima a Palermo, poi, dal 1887, a Roma. Il percorso di studi viene poi completato a Bonn, dove Pirandello discute nel 1891 una tesi di laurea sul dialetto agrigentino. Il ritorno a Roma, dove conosce Luigi Capuana, coincide per lo scrittore con l’inizio della vita borghese e della professione letteraria. Nel 1903 un evento tragico segna la vita dello scrittore; una frana allaga la zolfara di famiglia ed incide pesantemente sulla finanze dei Pirandello ma soprattutto incide sulla psiche della moglie Maria Antonietta, che cadrà da qui in poi in una grave forma di malattia mentale. È proprio in questo periodo che lo scrittore lavora al primo capolavoro: Il fu Mattia Pascal, pubblicato a puntate sulla Nuova Antologia l’anno successivo. Il primo successo di pubblico e di critica è Come prima, meglio di prima, seguito nel 1921 dal successo de i Sei personaggi in cerca di autore, che inaugura la fase metateatrale dell’autore. Del 1926 l’altro celebre romanzo dello scrittore agrigentino, Uno, nessuno e centomila. Dal 1928, con La nuova colonia, si entra nell’ultima fase – detta dei “miti” – del teatro pirandelliano, che sviluppa ora la propria riflessione sull’uomo moderno ricorrendo agli strumenti del fantastico, come dimostrano Lazzaro (1928) e l’incompiuto I giganti della montagna. Appassionatosi di cinema negli ultimi anni, Pirandello si ammala di polmonite sul set de Il fu Mattia Pascal, e muore il 10 dicembre 1936 a Roma.

Grazia Deledda (Nuoro, 1871 – Roma, 1936)
Nasce a Nuoro il 27 settembre 1871 da Giovanni Antonio e Francesca Cambosu. L’opera che segna l’inizio della carriera letteraria è Fior di Sardegna (1892). Nel 1896 esce La via del male che incontra il favore di Luigi Capuana. Nel 1899, compare a puntate su «Nuova Antologia» il romanzo Il vecchio della montagna. L’11 gennaio dell’anno successivo, si sposa con Palmiro Madesani e si trasferiscono a Roma dove l’autrice verrà a contatto con alcuni dei maggiori interpreti della cultura italiana contemporanea. Nel 1904 viene pubblicato il volume Cenere, da cui verrà tratto un film interpretato da Eleonora Duse (1916). Al ritmo sostenuto di quasi due testi all’anno compaiono i racconti di Chiaroscuro (1912), i romanzi Colombi e sparvieri (1912), Canne al vento (1913), Le colpe altrui (1914), Marianna Sirca (1915), la raccolta Il fanciullo nascosto (1916), L’incendio nell’uliveto (1917) e La madre (1919). Il 10 settembre 1926 Grazia Deledda riceve il Nobel per la Letteratura: è il secondo autore in Italia, dopo Carducci; resta finora l’unica scrittrice italiana premiata. L’ultimo romanzo La chiesa della solitudine è del 1936. La protagonista è, come l’Autrice, ammalata di tumore. Di lì a poco Grazia Deledda si spegne, è il 15 agosto. Lascia un’opera incompiuta, che verrà pubblicata l’anno successivo a cura di Antonio Baldini con il titolo Cosima, quasi Grazia.

Rassegna stampa

ROMA 13-12-16


LA MATITA ROSSA 15-12-16

LETTERATURA E CINEMA 06-12-16